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venerdì 27 maggio 2016

di M LaMarghe Laurenti 



Alla fine resta lei a brillare sulle antiche pietre, appena velata da nuvole di passaggio. Piena, che muove il sangue e allunga le maree.

Sembra tornata a riprendersi il Guerriero che aveva accompagnato sulla Terra giusto un mese prima, allora appena calante, con la promessa di aprirgli nuovi territori e illuminare altri orizzonti per il suo cammino. Non prima, però, che il Guerriero abbia salutato chi crede in lui, promettendo di non abbandonarlo mai e vegliare sul suo destino.


Non si può che iniziare da questa immagine finale della prima parte del MengoniLive2016, tanta è la potenza evocativa che questo show ha raggiunto.Un susseguirsi di sold-out dalle Alpi all'Etna, recensioni stellari, pubblico di ogni età entusiasta, supporto tecnico e logistico di prima categoria sono le caratteristiche di uno spettacolo che centra ogni suo obbiettivo. Quando Marco Mengoni, dopo la suggestiva Ti Ho Voluto Bene Veramente (che introduce subito il tema del viaggio) apre il dialogo salutando il pubblico e ringraziandolo per aver scelto di passare la serata con lui, si attua subito quella straordinaria empatia che è una delle caratteristiche speciali dell'artista.

La prima parte (dal vivo) della seconda parte (del lavoro in studio) a conclusione di un album doppio, ma separato da quasi un anno nelle sue uscite. Lo spettacolo “definitivo”, ma già pieno di premesse (e promesse) per il futuro. E ancora, la title track del primo disco appare però nel secondo, mentre quella del secondo (per ora) non è in scaletta... tutto si realizza con fluidità, in modo circolare e sincronico nel mondo musicale di Mengoni, artista che come pochi altri ha trovato la strada giusta per rendere il pubblico testimone di un continuo processo creativo.

Sappiamo dalle interviste che il debutto di questo Live è stato segnato da mille idee e ripensamenti del suo protagonista, sia in campo musicale (e il bravissimo Gianluca Ballarin viene abbondantemente ringraziato per la sua pazienza oltre che per la sua professionalità) che scenografico: una produzione ai massimi livelli sia per la tecnologia degli schermi danzanti e cangianti, che per la complessa logistica delle macchine di scena.

Su una cosa Mengoni non transige (si fa per dire, data la meticolosità dei suoi interventi in tutti gli aspetti dello spettacolo): il contatto diretto e più “umano” possibile con il pubblico. Questo è per lui un fattore fondamentale non solo per la riuscita del concerto, ma proprio per il senso interiore del suo stare sul palcoscenico.

Che siano megapalazzetti (come Assago, Torino o Roma), strutture di grandezza intermedia o tascabile, come quello di Perugia, Marco vuole e riesce a guardare le persone in faccia e, anche solo per un istante, essere parte della loro storia. Ecco perché anche in cima alla più ripida tribuna c'è un signore che batte il tempo, o in fondo al parterre c'è un bambino che balla scatenato. Il coinvolgimento del pubblico è totale: si canta, si partecipa alle coreografie luminose grazie alla app dell'artista, si agitano cartelli e bandiere. Non si assiste, si fa.

Quando poi per le ultime due date si approda all'Arena di Verona, luogo mitico e mistico per la Musica - senza altre etichette-, la voglia di Mengoni di darsi, di esserci proprio per tutti è tale da provocare fuochi d'artificio di energia emotiva, sorrisi e lacrime intensi come solo un grande Teatro può ispirare.

Una menzione speciale in tutto questo merita l'eccellente controllo del suono da parte di Alberto Butturini: non c'è stata data in cui non si sentisse meno che bene e in cui ogni sfumatura tonale non venisse esaltata. Se gli assoli tesi di Alessandro De Crescenzo (chitarra rock) arrivavano diretti e “spianati” con la giusta grinta ma senza sbavature, e gli arpeggi delicati o le invenzioni jazzate di Peter Cornacchia (chitarre acustiche e quant'altro) avevano rotondità ed eleganza, era per merito suo.

Se i due compari alla ritmica (Giovanni Pallotti al basso e Davide Sollazzi alla batteria, sperimentale l'uno e solido l'altro) potevano interagire nel modo migliore, e se la brillantezza dei fiati - Francesco Minutello, tromba; Federico Pierantoni, trombone; Mattia dalla Pozza, sax - inizialmente più discreti e disciplinati e poi via via nel tour sempre più protagonisti, se la geniale architettura delle tastiere di Ballarin e le tessiture eleganti delle vocalist Barbara Comi e Yvonne Park potevano arrivare al pubblico con calore e nitidezza, lo dobbiamo alla magia del suo mixer.

Tutto importante, tutto “essenziale” per dare a Marco Mengoni la possibilità di fare del “suo” concerto un mondo a parte, un paio d'ore in cui “gli sbagli del mondo” restano lontani, non ignorati, ma immobilizzati dalla “gentilezza” che l'artista di Ronciglione invita ad usare sempre di più nella vita di tutti i giorni.

Gentilezza, eleganza... quante parole “antiche” evoca con il suo modo di essere artista! Proviamo ad usarne una ancora più antica: “signorilità”. Che non significa solo gusto e raffinatezza, ma un modo di essere insieme spontaneo e sempre attento ai particolari.

E quante cose attuali troviamo invece nel suo modo di fare musica! Quella capacità di prendere una certa strada e poi voltare l'angolo improvvisamente, la voglia di contaminare suoni e atmosfere, il desiderio di far germogliare la curiosità per qualcosa di nuovo nell'ascoltatore. Sembra dire a tutti, indistintamente: “Guarda, questo pezzo si può cantare così, ma anche così e poi così”.

Mengoni fa crescere il suo pubblico insieme con lui, lo rende partecipe delle sue scoperte e lo rende complice mai passivo dei suoi entusiasmi.

Il dominio del suo mezzo vocale è assoluto e gli permette di dare ad ogni nota l'esatta sfumatura che lui desidera. Che siano acuti potenti o tenui sussuri, non c'è nulla che non esprima la sua volontà in quell'esatto momento. Inoltre, in linea con il tema del suo ultimo lavoro, si avverte la cura con cui le parole vengono cesellate. Il testo è una nuova forma di suono con cui Marco gioca e si misura, scolpendo in modo ancora più netto ogni emozione in esso racchiusa.

Suono, accordo, testo, arrangiamento: nulla è considerato minore, tutto ha un ruolo di primo piano per lui.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: chi si accosta a Marco dal vivo per la prima volta non vede l'ora di tornare ad un suo concerto, a chi lo amava da prima non resta che ampliare la collezione di biglietti.

Il MengoniLive2016 appena terminato sta già cambiando pelle per girare in Europa. Ogni volta sarà una sorpresa, ogni concerto un nuovo momento di emozione per l'artista ed il suo pubblico.

Ma abbiamo lasciato la luna in attesa del Guerriero, che alla fine dell'ultimo concerto, durante il bis, si concede di scivolare in un piccolo guizzo di improvvisazioni, una capriola nel suo oceano primordiale, un sorriso di musica nella notte, prima di riprendere la sua strada.

read more "Il Guerriero e la luna"

lunedì 21 dicembre 2015


di M LaMarghe Laurenti

In una delle sue prime interviste, alla domanda su quale dei due Beatles lo ispirasse maggiormente Marco Mengoni rispose, con un sorriso dei suoi: «Tutti si aspettano che io dica John Lennon, ma io dico Paul Mc Cartney». Una dichiarazione che conteneva già una bella dose di insofferenza nei confronti dell'ampia schiera di etichettatori che lo attendeva al varco. 

Marco Mengoni nel corso dell'intervista rilasciata a Radio Italia

Permettersi il diritto di scegliere, di sperimentare, ma anche darsi la libertà di divertire e coinvolgere un pubblico vasto quanto il mondo, questo era il futuro artistico che sognava Marco allora e che oggi, con l'uscita del suo ultimo album, può sentire saldo nelle sue mani. 

La seconda parte del progetto che lo ha impegnato nell'ultimo anno, iniziato con #ParoleInCircolo e concluso con #LeCoseCheNonHo, non delimita, in realtà, un arco di tempo. È una raccolta di momenti di vita tradotti in musica che non ha un inizio ed una fine ben precisi, così come non ha limiti la vena creativa di un artista. 
Ascoltando in sequenza i due album si avverte, però, una focalizzazione sempre più netta delle soluzioni musicali, quasi un estremizzarsi - nel secondo disco - delle proposte offerte dal primo. 

Non deve stupire di trovare una maggiore presenza autorale di Mengoni non solo nei testi o nelle melodie, ma in quasi tutti gli arrangiamenti e le elaborazioni elettroniche. L'eclettico artista cresce insieme alla sua opera: corregge qualche ingenuità interpretativa, coltiva la sua portentosa vena ritmica, si diverte ad impiantare una canzone “semplice” - voce e chitarra o voce e piano – per poi allargarne quasi all'infinito le dimensioni con una rincorsa di fiati e mille piccole pennellate vocali. 

E dato che pensare i due lavori in successione temporale sarebbe un limite (e quindi fuori dall'ottica mengoniana) è nel secondo che troviamo Parole in circolo, il brano che dà il titolo alla prima playlist e all'intero progetto, il suo “manifesto”, come lo chiama lo stesso Marco. 

In un oceano di suggestioni musicali in cui l'artista ha nuotato sin da piccolo (e che ha raccontato in modo affettuoso e geniale durante il suo ultimo tour), le parole, le sue parole, quelle da scrivere e a cui legare la musica sembravano inizialmente delle isole dall'attracco un po' difficile. Non sono bestie facili da domare, le parole, e poi con certi ritmi, soprattutto quelli più sciolti e divertenti, diventano quasi scogli da evitare. 
Il mondo del musicista è liquido, continuo, dove una cosa si innesta nell'altra in modo naturale. È illimitato perchè si possono sovrapporre suoni all'infinito per creare l'effetto voluto. Quello del paroliere è molto più rigido, schematico, anche facendo ricorso alla poesia. Esprimere un'idea all'interno di un certo numero di battute non è facile: mentre la musica corre libera, le parole hanno bisogno di scarpe. 

Marco sta trovando la sua maniera di navigare usando come bussola il suo strumento personale: la voce
La usa in modo sempre più consapevole, donando al testo una vitalità musicale sempre più spiccata, sincopando come solo un'anima jazz può fare, fraseggiando diversamente in ogni brano e creando dei vuoti improvvisi tra una parola e l'altra che rendono più prezioso il seguito dell'ascolto. 

#LeCoseCheNonHo è vario, ricco, pieno di sorprese eppure scorrevole come era #ParoleInCircolo, in cui prevaleva la morbidezza vocale e l'omogeneità della tessitura strumentale. In questa seconda parte gli sfondi si avvicinano ed ogni suono reclama l'attenzione. Le collaborazioni divengono più esplicite fino ad avere – per la prima volta nella discografia di Mengoni – la presenza di un'altra voce, quella di Giuliano Sangiorgi, nel brano da lui firmato. 
L'unico brano in inglese, scritto da Sia Furler, è reso da Marco con una così intensa partecipazione da renderlo impensabile cantato da chiunque altro

Quanto 1UNO/di2DUE era complessivamente raffinato e vocalmente equilibrato, 2DUE/di2DUE è speziato e sorprendente. Come dice nella sua canzone-manifesto, Marco si sente libero anche di gridare e di rappare per esprimere l'urgenza di salvaguardare la sua capacità di amare, di dirne quattro a chi resta indifferente o di far trattenere qualcosa di indefinito tra le dita di chi ricorda un amore passato. Quindi autore, interprete e regista di mille situazioni diverse, tante quante sono quelle della vita che un giovane artista si trova a percorrere. 

Tra qualche mese tutto l'intero progetto ParoleInCircolo suonerà live nell'attesissimo tour che Mengoni terrà in primavera. 

Come dice Marco stesso nelle note di #LeCoseCheNonHo: «Sempre in continua ricerca di qualcosa. In movimento e in mutamento di me stesso e di ciò che mi sta intorno». 
E anche questa frase è già musica.
read more "La quadratura del Circolo"

giovedì 29 ottobre 2015

La mèta non è un posto ma è quello che proviamo | e non sappiamo dove né quando ci arriviamo... ♫ 
Beh, questa volta (e non solo) non è proprio così. Perché oggi noi che seguiamo Marco Mengoni abbiamo una méta ben precisa, sappiamo dove e quando


La prima delle méte arriverà questa notte, non appena l'orologio segnerà l'inizio del nuovo giorno, del 30 ottobre. Allora sarà disponibile in preorder #LECOSECHENONHO, l'attesissimo 2DUE/di2DUE, il nuovo album di Marco. 
Solo scrivere "nuovo album" ci emoziona, perché la premessa, quel #Tihovolutobeneveramente, ci ha letteralmente conquistato. 

E a guardare bene i numeri, possiamo dire che siamo in ottima compagnia. 
Non solo il singolo è vicinissimo ai 900.000 ascolti in streaming solo su Spotify (potremmo aver superato la soglia già adesso), ma sono giorni che è primo nella Top Viral della stessa piattaforma: ovvero, è la canzone più ascoltata e più condivisa in ASSOLUTO

Il video è alle soglie dei 5.000.000 di visualizzazioni su Vevo (piattaforma "originaria", dove è sbarcato tre giorni prima di youtube) ed ha esordito su iTunes, come la traccia musicale anche su FIMI, direttamente al primo posto
È vero che ora nella iTunes top chart musicale in vetta c'è Adele, ma... dopo 10 giorni al n.1 possiamo anche "accontentarci" di riposare qualche ora in seconda posizione. 

Ancora una cifra: 4. Quattro è il numero di account verificati di Marco. E sono davvero pochissimi, molto molto molto pochi, gli artisti italiani che possono vantare questo record. Perché se è vero che l'account verificato su facebook o twitter non è una novità, se è vero che il flag su instagram viene "tributato" solo ai personaggi con altissimi dati di partecipazione (e gli italiani che ce l'hanno si contano sulle dita delle mani), su Shazam no, non lo è: Marco è il primo artista non statunitense ad avere il flag blu accanto al suo nome! Un onore immenso che Shazam "di persona personalmente" ha riconosciuto al Nostro artista!

Di record in record, siamo arrivati al paragrafo MTV EMA 2015
Terzo Best Italian Act di fila dal 2010 ad ora (nel 2012 e nel 2014 non ha partecipato, non ha ricevuto alcuna nomination perché in fase di scrittura dei dischi poi pubblicati), e terzo Best European Act, anche questo di fila. Con una differenza: quest'anno Marco è stato il vincitore tra tutti gli artisti in nomination provenienti dall'intera Europa (come per il 2010). 
Per questo si parla di WorldWideAct/Europe! 

E ora parliamo della nostra prossima méta: il 30 ottobre, domani. Un domani che inizia questa notte, quando sarà disponibile il preorder del nuovo album

Giusto due parole sul dove e sul perché preordinare #LECOSECHENONHO
Tanto per cominciare, facendo il preorder su iTunes, oltre a poter leggere il messaggio speciale inserito come tracklist, potremo ascoltare TRE tracce del nuovo cd. Certo, una sarà la hit single, ma le altre due? Altra ragione per fare il preorder su iTunes è... la classifica! Arrivare primi con il solo preorder non è da tutti, anzi è cosa rarissima e riservata solo alle star internazionali (vedi Adele ora in prima posizione): immaginare il sorriso di Marco davanti a una classifica così brillante ci fa battere forte il cuore per la gioia! 

Si potrà preordinare anche su Amazon: pagando il costo del cd + 1 solo euro si riceverà, insieme con l'album, anche la copia in vinile del singolo #Tihovolutobeneveramente, ancora un pezzo da collezionare tra i dischi più preziosi; preordinando su IBS si riceverà la copia del cd autografata (fino ad esaurimento scorte "firmate"). 

Passiamo ai negozi: preordinando da Mediaworld, si avrà diritto ad uno sconto esclusivo; alla Feltrinelli si riceveranno tre cartoline, anche queste esclusive; mentre alla Mondadori (e nei negozi che aderiscono all'iniziativa) si potrà ritirare subito un poster. Ovviamente, cartoline e poster fino ad esaurimento scorte. 

Il singolo, uscito solo 14 giorni fa, è già legato a tutti questi record. Cosa succederà con l'album?

Stay tuned!

read more "Il 30 ottobre la prima mèta"

lunedì 12 ottobre 2015

Come un fulmine a ciel sereno, domenica 11 ottobre è arrivata la notizia dell'imminente uscita di Ti ho voluto bene veramente, il singolo che anticipa l'arrivo di Parole in Circolo 2DUE/di2DUE


La notizia, piovuta sul fandom dopo la comunicazione dei tre colori del 2DUE/di2DUEarancione, verde e viola - ovviamente ha scatenato tutto l'esercito, che in soli 15 minuti ha portato #TIHOVOLUTOBENEveramente in tendenza su twitter, nonostante fosse domenica sera, nonostante lo sport.

Un particolare apprezzamento per la bellissima copertina del singolo: su un fondo verde, le mani di Marco in bianco e nero sembrano danzare attorno alle sue iniziali, due M maiuscole, svelando così una gestualità quasi misteriosa, da più parti definita “magnetica”. Artisticamente bella e raffinata, elegatemente musicale.


Sempre domenica sera, però, abbiamo appreso che Marco Mengoni è l'artista scelto da Twitter Italia per inaugurare la Blue Room, stanza ipertecnologica da venerdì 16 ottobre disponibile anche in Italia. 
È in questo studio che il social cinguettante ospiterà i personaggi più accreditati per interviste, incontri, brevi live session e quanto si possa pensare di organizzare all'interno di uno spazio fisico collegato in streaming con twitter mirror, periscope e altre mille possibili connessioni live.

L'evento inaugurale sarà venerdì 16 ottobre alle 13:45, ovviamente su twitter. Per partecipare basterà seguire il profilo twitter @mengonimarco: è qui che scopriremo come comunicare in live streaming con l'artista, sottoponendogli via twitter le domande per ascoltarne le risposte dalla sua viva voce.


Ma non è finita qui! 
Anche se questo è il riassunto di neanche 24 ore di vita mengoniana, ecco che una seconda notizia straordinaria si mette in evidenza: Marco Mengoni sarà il primo artista italiano ad avere un “artist account” su Shazam.
Un onore concesso veramente a pochi già negli States, il Paese che più usa il social musicale, e che dal prossimo 16 ottobre vedrà il Marco nell'olimpo dei profili autenticati

Tanto per capirci, fino ad ora Shazam ha aperto artist account per Coldplay, Snoop Dogg, Calvin Harris, Avicii, Jason Derulo, Pitbull e non tantissimi altri, ché per ottenere il flag di “official” non bisogna essere soltanto dei campioni di ascolto, ma bisogna avere un progetto musicale innovativo, che rappresenti per davvero una novità in campo discografico. Ecco perché questo nuovo riconoscimento è così speciale: non solo premia la popolarità del musicista, ma ne riconosce soprattutto l'originalità e l'innovazione artistica.

Noi, proprio attraverso il suo artist account, potremo ascoltare la musica che Marco ascolta, quella che lo incuriosisce, quella che gli piace, e potremo farlo proprio nel momento stesso in cui lui la ascolta e la shazamma. Una volta “riconosciuto” il brano, sarà proprio l'account di Mengoni a inviare una notifica a tutti i suoi follower, così da poter quasi “ascoltare insiemela stessa musica nello stesso momento.
 
Tutte queste cose in meno di 24 ore. Al 16 ottobre mancano ancora 4 giorni. Cosa arriverà ancora?
Stay Tuned!

 
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lunedì 21 settembre 2015

Twitter? Facebook? Instagram? Pinterest? No. Marco Mengoni di persona personalmente. In carne e ossa, in 3D, da guardare e ascoltare senza occhialetti rosso/verdi. Una genialata, è stato scritto sui social. Una "rivoluzione", rincariamo noi. 

Marco Mengoni alla guida della sua auto per il suo rivoluzionario  #MengoniInCircolo tour

Sì, una rivoluzione. È questo quello che abbiamo pensato immediatamente dopo aver letto della sua nuova iniziativa: alla guida di una utilitaria, Mengoni è in giro per i piccoli centri italiani, invitando la gente ad ascoltare lì in macchina con lui una selezione dei brani del nuovo #2DUEdi2DUE, così da eleggere insieme il singolo apripista del nuovo album, appunto Parole in Circolo 2due/di2due.

Solo un piccolo reminder: già il progetto Parole in Circolo è nato come una rivoluzione, essendo il primo progetto discografico pensato e proposto come una playlist aperta, suddivisa in due momenti – pre e post tour – in modo da offrire agli ascoltatori suoni nuovi e suoni “maturati” al sole del pubblico che ha riempito i palazzetti lo scorso mese di maggio.
Parole in Circolo 1uno/di2due, infatti, contiene solo 10 tracce, selezionatissime, così tanto che in realtà sono 10 singoli, ciascuno con una forza pazzesca, tanto che l'album – in top chart FIMI fin dalla sua pubblicazione lo scorso gennaio – ha guadagnato in pochi mesi il triplo platino.

Adesso ci troviamo di fronte a un'altra rivoluzione. In un mondo virtuale, e per questo piuttosto autoreferenziale, in cui “ce la si canta e ce la si suona” tra aficionados, zoccolo duro di fan, blogger e critici musicali, un mondo in cui contano i numeri – le visualizzaizoni su youtube, la classifica di iTunes, il numero di followers o di iLike; un mondo in cui quello che vale è decretato dal numero di click ricevuti, Marco Mengoni arriva e sovverte completamente i giochi.

Niente pixel, niente emoticon, niente contest: si mette al volante della macchina e va a cercare la gente (gente, gente vera, non quella con le tre g di “gggente”), persone normali, che lo conoscono o anche no, persone da guardare in faccia per leggerene le reazioni all'ascolto dei suoi preziosissimi inediti, persone da ascoltare e con cui confrontarsi, restando lontano mille miglia dai giudizi degli addetti ai lavori. Una follia? No, una vera genialata!

"Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani", ha scritto Mengoni in una sua bellissima canzone. Ed è proprio a questi esseri umani coraggiosi, alla gente comune, che il musicista si rivolge. Costruendo un rapporto alla pari con il mondo che lo circonda, allargando il più possibile l'orizzonte di questo suo mondo, perché il mondo – quello vero, quello reale, quello coraggioso – entri nelle sue canzoni.

I fan sono preziosi, ovvio. E i fan di Marco Mengoni sanno bene che l'artista ha da sempre preferito i contatti reali a quelli virtuali. E Marco Mengoni sa bene che per i suoi fan qualunque cosa abbia la sua voce è irresistibile. Ma Marco, che certo i suoi fan li ascolta da anni alla fine dei concerti, davanti ai portoni delle emittenti in cui è ospite, per le strade nel corso di incontri casuali o durante le sue iniziative ai fan dedicati (come il "keep the secret" o il "dinner with Mengoni"), per non dire di tutti i post e i tweet scritti sui social che il musicista legge direttamente sulla sua App, ha voluto per questo 2Due/di2DUE aprirsi a molte più voci dando il via a un'iniziativa sociale, con la E. La E di quegli Esseri umani che sui social (senza E) non ha possibilità di incontrare.

Marco Mengoni ha inventato il Social in 3D. Dove niente è virtuale, dove tutto è coraggiosamente umano. Come lui.

Stay tuned!

 
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lunedì 14 settembre 2015


Proprio un anno fa, il 14 settembre 2014, comiciava una nuova, bellissima avventura segnata da colorate parole in circolo che, con la musica o con un hashtag, ci hanno regalato 365 giorni di magia


È cominciata con un punto giallo, un vortice di emozioni – e anche un po' di follia – che ci ha spalancato la porta di una bellissima caccia al tesoro, segnata dai fori di una cover che si svelava lentamente e da indizi disseminati sui social, che fossero foto su instagram o hashtag lanciati su twitter...

#8suoniper3colori #dovenasconoleidee e poi la app, ovvero tutto il “mengomondo” social da tenere in tasca: dalla app, Marco ci ha parlato della sua musica, ci ha coinvolti in mille giochi divertenti (e chi se la scorda più la famosa telefonata!), ci ha svelato il calendario del tour, ci ha portati nella realtà aumentata dei suoi video proiettati su pagine di giornale o ticket dei concerti...
Dalla app, insomma, abbiamo iniziato a seguire le tracce di #quellochesarà fino a quel #keepthesecret che ci avrebbe portato il primo dei magnifici regali di questo anno mengoniano: Guerriero, “vinceremo contro tutti e resteremo in piedi”.

Ancora non sapevamo che queste sarebbero state parole profetiche. Perché, a voler guardare cosa è successo nei mesi successivi, è stato proprio così: abbiamo (Marco+Esercito) vinto tutto e adesso siamo qui, in piedi, anzi, in punta di piedi, a cercar di volare fino al prossimo appuntamento, fino al prossimo singolo, fino al prossimo disco, fino al prossimo tour, lì dove si vola per davvero.


#MengoniallaStatale, #Guerriero, #MengoniRealTime, #BuonCompleannoMarcoMengoni, e si arriva a brindare al nuovo anno con una classifica iTunes che riempie ancora oggi gli occhi di felicità: Guerriero 6° e Se Sei Come Sei 1° nella classifica Top Singoli; Guerriero video 2° nella Top Video; Parole in Circolo, un album ancora non pubblicato, 1° nella Top Album.

Il secondo platino per Guerriero arriva prima dell'uscita di #Paroleincircolo, anticipato dalle card con le frasi di testi che presto avremmo imparato a memoria, briciole di magia che l'8 gennaio diventano la track list di un album che segnerà per davvero il 2015: il 15 gennaio, due giorni dopo la pubblicazione dell'album, nella Top Singoli di iTunes erano presenti 12 degli 11 brani contenuti nella Special Edition. Sì, Guerriero era in calssifica due volte, come singolo (3°) e come estratto (9°).

Interviste, ospitate, il tour instore. In dieci giorni #ParoleInCircoloORO, in quindici #ParoleInCircoloPLATINO, insieme con #GuerrieroTRIPLOPLATINO. Poi, dopo #miePAROLEINCIRCOLO, venne il tempo delle #cosedafare e quel #TEMPOdiMarcoMengoni di incomparabile bellezza.

Vinto il Love Clash di MTV, arriva #ESSERIUMANI e #credonegliESSERIUMANI: il video scalza quello di Guerriero dalla vetta della Video Chart di iTunes e scrive #PAROLEINCIRCOLODOPPIOPLATINO su twitter. 

È già tempo di prove al PalaBam di Mantova.
Il 19 marzo Mengoni è trending topic mondiale mentre tutta l'attenzione si rivolge verso il #MengoniLive2015, tour già da mesi esaurito e pronto al raddoppio della prima data (solo una in più, per decisione dell'artista ché deve tornare in studio).



#MENGONILIVE2015 fa coppia con #MENGONIGAME: lampadine che si accendono su impossibili messaggi whatsup e flash che fanno la coreografia di uno spettacolo premiato da tutta la stampa. Un mese, un mese soltanto che ha sostenuto ancor di più i fan sulle pagine dell'MTV Awards 2015. Ancor di più quando, finito il tour, è arrivato #MENGONIradioitaliaLIVE, con una perfomarce da spettinare tutte le centinaia di migliaia di teste in piazza Duomo
WebNotte a Genova, Il pescatore di Asterischi con Samuele Bersani e siamo già in estate, siamo già a #IoTiAspetto con #MarcoMengoniAtWMA2015: tre i premi in palio, tre i premi conquistati – Superman, Artist Saga e Best Performance.

Tra i premi del 2015, però, ce n'è uno che è davvero speciale. #MengoniAlSenato ci porta all'interno di Palazzo Madama, ad applaudire il “nostro” Marco mentre riceve dalle mani del Presidente Pietro Grasso il riconoscimento più prestigioso, quello all'artista italiano con più “sentiment positivo” in assoluto.

#IoTiAspetto, CocaCola Summer Festival, Wind Music Awards, #EsseriUmaniPLATINO, la conquista della vetta della Top Social Celebrities (Mengoni è stato il più menzionato su Twitter Italia in assoluto), #IotiaspettoRemix e siamo ai giorni nostri, a #ParoleincircoloTRIPLOPLATINO, a #SemplicementeNoi e #Guerriero4Platino, a #lanostraestate e a #IoTiaspettoPLATINO.

Adesso, con Marco fresco vincitore dell'MTV Digital Army 2015, siamo pronti a ricominciare: insieme con lui c'è sempre un nuovo inizio, anche se non ci si è mai fermati... E lo faremo a partire da domani, 15 settembre, quando ci ritroveremo ancora insieme sulle pagine degli MTV EMA 2015 per eleggere, come primo step, il Best Italian Act dell'anno. Che vinca il Migliore: e noi sappiamo bene chi è!


Stay tuned!

read more "Un anno vissuto meravigliosamente "

mercoledì 9 settembre 2015



Mentre si resta in (im)paziente attesa del #2DUEdi2DUE, seguendo i coinvolgenti, travolgenti, emozionanti messaggi subliminali che ogni giorno arrivano da instagram/facebook/twitter/app, facciamo un po' il punto della situazione mengoniana.  


MTV Digital Army  


Si è appena concluso in contest che assegna il premio MTV al fandom più “guerriero”. Il risultato lo sapremo solo durante lo svolgimento dei Digital Days, previsti a Monza l'11 e il 12 settembre. Aspettare e incrociare le dita è tutto quel che resta da fare.  


#MTVSummerStar 
  

Tutt'ora in corso, questo contest è stato vissuto più o meno come un “gioco-social”: invece che sparare bolle o far scoppiare bottiglie per liberare orsetti, abbiamo impiegato qualche minuto del nostro tempo votando questo sondaggio di cui non si capisce neppure la data di scadenza. In ogni caso, Marco è il primo italiano e, visti i protagonisti, possiamo dire che la sua 13° posizione ci piace tantissimo.


 MTV EMA 2015


Qui il discorso si fa serissimo. Dal 15 settembre i fan di Marco Mengoni sono chiamati a raccolta sulla pagina delle votazioni per il premio MTV (international mode) più importante dell'anno. Un premio che inscrive il vincitore in un albo d'oro che non passa di moda, che non viene dimenticato, che fa curriculum... insomma, una di quelle cose importanti che l'Esercito sa ben riconoscere.  

Marco ha già vinto nel 2010 e nel 2013: quest'anno tocca a noi fargli fare il grande slam: una tripletta che lo consegnerebbe (già da sola) alla Storia della Musica.

Controllate la tastiera, fate il check al mouse e la manutenzione al pc: dal 15 settembre saranno queste le nostre (pacifiche!) armi. Perché per regalare a Marco il trofeo EMA 2015 non basta vincere una battaglia: bisogna vincere la guerra (sempre e solo a suon di click!).

 ♫ Dalla notte al giorno, da Occidente a Oriente / Io sarò con te e sarò il tuo guerriero ♫

Stay tuned! 

read more "Varie ed eventuali"

domenica 2 agosto 2015


Certo che stare dietro ai progetti di Marco Mengoni non è proprio così semplice come possa sembrare!


Ancora di più da quando ha capito - ci sembra che sia tra i primissimi ad averlo fatto - che la musica non va più pensata in termini di "album" o "singolo", bensì in termini di playlist.

Per prima cosa, ha costruito il suo terzo "album", Parole in Circolo, proprio come una playlist, di cui abbiamo avuto già la prima parte (restiamo in attesa della seconda), annunciata dall'unico singolo vero, la bellissima Guerriero, e che è sbarcata sul mercato discografico proprio come una playlist di brani dal diverso sapore, così da poter essere condivisa in tutto ma anche solo in parte nelle playlist personali. 

Da questa playlist, successivamente, sono stati estratti (= condivisi pubblicamente) altri due pezzi, Esseri Umani e Io Ti Aspetto, due canzoni bellissime che, insieme con Guerriero, rappresentano in modo completo il senso dell'intero progetto musicale (almeno per questa prima parte): un lavoro che guarda all'essere umano oggi, così fragile e impaurito dai mille accadimenti con cui bisogna fare i conti ogni giorno, un essere umano che ha le stesse paure e le stesse aspirazioni di tutti, ché non esiste alcun superuomo, ché siamo tutti uguali, e che ha certo il diritto di essere quello che è davvero. Anche quando vuole solo divertirsi un po': si può restare in attesa di giorni migliori, ma nel frattempo perché sprecare anche solo 5 minuti di vita?

Divertimento è la chiave per leggere (secondo chi scrive) anche il progetto Io Ti Aspetto Remix, 12 versioni (più 1) del terzo estratto dall'album, altra playlist da cui scegliere la versione danzereccia che più piace, che più coinvolge. Un disco che non ha supporto fisico, nato proprio come playlist, sorta di divertissement degli artisti che, avendo per le mani un pezzo che si presta ad essere pettinato anche con acconciature non usuali, si lanciano in mille e una sperimentazione.

Sì, in fondo un remix è solo questo: una diversa acconciatura, che si sperimenta con tagli diversi, dal corto (di solito le radio edit sono più corte dell'originale, ma non in questo caso), al lungo (come le extended version), dal riccio al permanentato passando per l'apposizione di extension o da più canoniche meches.

Certo è che si tratta di una operazione che si può fare non solo dietro autorizzazione del "proprietario della capigliatura", ma addirittura solo per sua esplicita volontà: chiunque sia l'artista delle forbici e della spazzola, i "capelli", per così dire, sono dell'autore e quindi suo - e di nessun altro - è il compito di gestire, indirizzare, valutare, confermare ogni singolo intervento.

Trattandosi di acconciature abbastanza fantasiose, è ovvio che si indossano o per esuberanza e passione oppure per specifiche occasioni: un remix è perfetto per la discoteca, da sparare in macchina a tutto volume, per ballare, per avere un break dalla noia quotidiana... Per una passeggiata romantica al tramonto forse è meglio far ricorso a una delle eleganti ballads del progetto originale, quel Parole In Circolo che non stanca mai.

A proposito di elenganza, ci piace annotare qui come proprio l'eleganza, ormai la cifra stilistica di Marco Mengoni, sia proprio la qualità che in ciascuna di queste 12 (+1) versioni remixate viene fuori con maggior forza: il famoso "tunz-tunz" che da sempre connota le versioni radio edit e remix qui è quasi un sottofondo, perché la parte melodica, seppur declinata nei colori dell'elettronica, non cede un sol passo alla parte ritmica, componendo una struttura perfettamente equilibrata con gusto e tanta classe.

Per chiudere, ricordiamo i nomi dei deejay presenti nella playlist Io Ti Aspetto Remix: Dj Ross, Max Savietto, Tommy Vee, Mauro Ferrucci, Keller, Edo Marani, The ReLoud, The Grizzly Brothers, KeeJay Freak e, per la versione ghost track nella App Marco Mengoni, Dj Tess.

Io Ti Aspetto Remix è disponibile su: iTunes, Google Play, Amazon, Spotify, Deezer.

Stay tuned!
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domenica 31 maggio 2015

di Margherita Laurenti
 
Per fortuna ci sono loro, gli artisti. Quelli veri. Quelli che dentro di sé hanno mondi così vasti e così intensi da non aver posto per il chiacchiericcio inutile degli sputasentenze. Quelli che dicono “mi piace” e “non mi piace” perché così è, e non per la ricerca di un consenso che li porterebbe ad andare dietro al pubblico, mentre loro -gli artisti-  sono sempre, per forza di cose, avanti.


Un artista, famoso o meno, sa che una condizione gli sarà sempre estranea, quella dell'immobilità. La sua anima ha gli stesso colori del mondo, ne avverte gli odori, i suoni, ed il cambiamento (rapido o lento che sia) è una costante che le appartiene quanto la vita stessa.

Invece molti tra il pubblico di questi stessi artisti (a volte proprio tra i più antichi ed accaniti) li vorrebbe sempre uguali a se stessi, fermi in un santino che ripete sempre lo stesso modulo anno dopo anno, decennio dopo decennio.
 

Ma ci sono artisti che neanche la morte può fermare, la cui forza creativa resta dirompente ed innovativa anche attraverso i giovani che hanno avuto accanto e che in molti casi hanno aiutato a crescere.
Lucio Dalla e Fabrizio De André. Due pietre miliari, ci viene da dire, ma due “rolling stones”, pietre che non riescono a star ferme nemmeno sotto la lapide della beatificazione mediatica, e che continuano a mandare il loro messaggio di poetica irriverenza anche attraverso quei social networks che non hanno frequentato nella loro vita terrena.


Non si può parlare di Samuele Bersani senza citare Lucio Dalla. L'autore di Giudizi Universali lo  ricorda con un affetto palpabile ad ogni suo concerto, in ogni intervista. Poter crescere artisticamente con un genio simile accanto è un privilegio che Bersani conferma in ogni suo brano.
E Lucio Dalla ha potuto tendere una mano anche a Marco Mengoni, giovanissimo cantautore degli anni Duemila, proveniente dal mondo dei talent show che la critica (ed il pubblico) più snob non voleva neanche sentir nominare.

Marco rese splendidamente Meri Luis e il suo autore ebbe per lui parole di grandissima stima artistica ed umana.

Ma dato che il nostro Paese vive sulla chiacchiera, possibilmente inutile, Mengoni ha “dovuto” conquistare agli occhi di quel pubblico che si considera di élite un “permesso di soggiorno” artistico  che, oltre alle classifiche (e da questo punto di vista non vola più una mosca da tempo), gli permettesse di frequentare i nomi più scelti del nostro panorama musicale.
Poco importa se fin dai suoi esordi artisti del calibro di Mina, Renato Zero, Celentano e altri lo avessero incoraggiato e sostenuto: per un certo tipo di pubblico Mengoni era solo da ignorare. Perfino dopo lo “sdoganamento” di molti giornalisti inizialmente assai diffidenti, la roccaforte degli alfieri del cantautorato d'antan o della musica per pochi eletti non ha mostrato aperture. Come se Cesare Cremonini, Ivano Fossati e, appunto, Lucio Dalla fossero gente di tutt'altro mestiere.


Il 30 maggio Samuele Bersani ha tenuto un concerto al Parco della Musica di Roma in cui ha ripercorso tutta la sua carriera di autore e musicista. E molti dei puristi di specchiata inutilità si sono sentiti sorpresi e traditi quando tra nomi DOC come Carmen Consoli, Caparezza, i Musica Nuda e Pacifico è spuntato quello di Marco Mengoni. 


Ma come? Il cantautore di miglior pedigree, prediletto di Dalla e Guccini, autore di testi che richiedono a volte l'uso del vocabolario, ha voluto accanto a sé il cinguettante re delle classifiche, adorato da schiere di donne senza cervello? Il “palazzettaro” di turno? 

Mentre nella loro bocca spalancata volavano le mosche, Marco e Samuele hanno ricamato Il Pescatore di Asterischi, brano amoroso e poetico, dolce ed ironico, dalla melodia avvitata e dal tempo insidioso, portando ciascuno fili colorati secondo il proprio stile e rendendolo emozionante in modo nuovo. Il padrone di casa ha condiviso con l'ospite uno dei suoi gioielli più amati, con la sua sorridente riservatezza e la certezza di aver realizzato un desiderio di Lucio, quel “commendator Domenico Sputo” che delle paturnie degli altri si faceva beffa ogni momento.


Ma i puristi hanno passato un brutto fine settimana anche per un altro fatto. Cristiano De Andrè ha partecipato ad Amici duettando con Emma Marrone su Bocca di Rosa.
Apriti cielo e spalancati terra! Da parte dei pretesi custodi delle sacre memorie è arrivata una valanga di insulti e maledizioni al cantautore, di cui perfino la paternità è stata messa in discussione.
Con molta eleganza Cristiano ha risposto che nessuno si può arrogare il diritto di aver conosciuto suo padre più e meglio di lui, e che le barriere di qualsiasi natura erano il contrario di quanto Fabrizio avesse detto e cantato in tutta la sua vita.

Ma di cosa ha paura chi teme il “mezzosangue” Mengoni che duetta con Samuele Bersani? Cosa c'è di sconvolgente in un Cristiano De Andrè che canta un classico di suo padre in un talent show?
 


È molto semplice: si rompe un modo di pensare la musica fatto a camere stagne, in cui il meglio è riservato a pochi mentre la “massa” si crogiola nella poltiglia commerciale...  No, non è affatto così: si creano cortocircuiti, si inventano nuovi linguaggi. Si contamina.
Si fa arte, vita.




read more "Certi sconvolgenti cortocircuiti..."

domenica 17 maggio 2015

di M La Marghe Laurenti

Marco Mengoni on stage. Foto tratta dal profilo instagram ufficiale @mengonimarcoofficial

Dire che Marco Mengoni è bravo è come dire che il sole splende. Anche il più accanito dei suoi detrattori della prima ora non ha mai potuto negarlo. Sappiamo, anzi, che un “eccesso di bravura” è stato il motivo di rifiuto da parte di alcuni discografici troppo impegnati alla ricerca di giovani che rispecchiassero lo “stile del momento”.
Anche dire “quanto” è bravo sta diventando inutile. Nei concerti del suo Live 2015 è riuscito a coinvolgere – e sconvolgere – pubblico e critica che ora procedono felicemente a braccetto come era giusto che accadesse.


Dire “come” è bravo invece lascia ancora qualche margine.
Con Mengoni la parola talento ha ritrovato la sua dignità. Indica dote, qualità, ma anche rarità. Indica qualcosa di eccezionale rispetto alla media, una caratteristica innata, ma che può essere sviluppata e raffinata quasi all'infinito. Un purosangue che corre velocissimo non ha talento, segue la sua natura. Il talento è quello del fantino che sa come e quando amministrare le doti dell'animale.
Il nostro musicista nel 2013 ha scelto il titolo Pronto a Correre per il suo secondo disco (i precendenti Marco e Re Matto –2009 e 2010- sono solo EP, mentre il primo album Solo 2.0 è del  2011, nda), ovvero quando si è sentito capace di esprimersi dosando sapientemente tutte le sue qualità artistiche.

Nel live 2015 che segue l'uscita del primo capitolo del progetto Parole in Circolo, Marco offre al pubblico una grande serata sotto tutti i punti di vista: musicale, emozionale, visivo e di partecipazione. Affiancato da musicisti non solo eccellenti tecnicamente, ma in perfetta sintonia con la sua eclettica personalità, l'artista può volare a piacimento attraverso i diversi momenti che formano il concerto e  sviluppare la tavolozza che ha deciso di usare.


Il palco è ampio quanto un tour nei palazzetti richiede («quanto la casa dei miei sogni», ha candidamente ammesso il cantautore).  All'occhio si presenta occupato solo dalla strumentazione che verrà utilizzata, fra cui spicca un pianoforte classico a mezzacoda circondato da una fitta prole di tastiere di vario genere.
È stato lo stesso Mengoni a disegnarlo – e a modificarlo poche settimane prima del debutto – calibrando attentamente ogni spazio a seconda dei passi che avrebbe eseguito sui vari brani: gradini, scivoli, passerella, botola, piattaforme rivelano la loro presenza solo quando l'artista vi si muove con la sicurezza di chi ne conosce ogni centimetro. Ma dato che la bidimensionalità non gli appartiene, sulla parete frontale si erge un enorme vidiwall all'interno del quale trovano spazio tre megaschermi che alterneranno momenti del live a racconti di grafica, filmati e cartoons sempre a firma del poliedrico musicista.
Completa l'allestimento un impressionante assortimento di luci che in un istante trasformano la scena da un coloratissimo sogno stile Magical Mistery Tour beatlesiano ad uno struggente bianco e nero in cui rivivono atmosfere cinéphile, passando per una discoteca newyorchese anni '80 per poi lasciare spazio ad un semplice occhio di bue in perfetto stile teatrale.


Ma a Mengoni persino le tre dimensioni non bastano. Se ne può aggiungere una quarta, una quinta... si può volare per essere al centro di un'esplosione di parole importanti, si può coinvolgere il pubblico attraverso i cellulari e creare coreografie luminose mai viste prima in Europa... Questo è il “campo di gioco” in cui Marco ha deciso di scendere, questa è la cena speciale che sa imbandire in due ore e in cui tutto è sapientemente dosato.


Foto di Germano Pozzati
La scaletta si apre alla grande con Guerriero, e chi era venuto per ascoltare la sua hit del periodo è subito accontentato. Seguono Non Me Ne Accorgo e Se Sei Come Sei portando subito il tachimetro a forte velocità, sfrecciando con Pronto a Correre su un rettilineo pieno di sole, con le palme a destra e l'oceano a sinistra. Su Invincibile e Mai e Per Sempre c'è una sosta romantica per ammirare il panorama, prima di ripartire a velocità di crociera con la new version di Dove si Vola, pop morbido e scorrevole in cui il Marco di oggi passeggia tranquillo e sorridente.

Un attimo di buio e ci troviamo in un altro tempo e in tutto un altro spazio emotivo. Mengoni canta un brano in spagnolo con un accompagnamento di chitarra acustica e fiati che ci proietta in Messico. È la sconvolgente Llorona di Chavela Vargas, in versione breve ma “picante y sabrosa” da far ammutolire un palazzetto stracolmo.
Qui non c'è trucco e non c'è inganno. Il silenzio del pubblico è un foglio bianco su cui la mano del maestro, con tratti sottili e veloci come coltellate, crea un disegno che si attacca al cuore in modo indelebile per non togliersi mai più.



Improvvisamente, il bianco e nero si colora del rosso degli schermi. Torniamo alla nostra epoca con una versione di Solo scandita dal martellare della batteria, come camminata di un condannato a morte.
Marco, poi, ci tira fuori da questo turbine emotivo con una Valle dei Re liberatoria e illuminata di verde acido. Siamo di nuovo a pieni giri e si fila via su Ed è Per Questo e Bellissimo, in cui regna di nuovo la fantasia multicolore.

Dalla curva spunta un nuovo panorama ed è giusto fermarsi per assaporare il medley tra 20 Sigarette e Natale Senza Regali, lì dove la band sfoggia un suono curatissimo e pieno di accenni a quel maestro di glamour musicale che è stato Burt Bacharach.
I motori rombano di nuovo, l'oceano risplende e si va a tutta birra con Come Un Attimo Fa.

Una rampa, una curva improvvisa e con I got the fear siamo al funky jazz più esplosivo, col basso e la batteria che pulsano nelle vene come non mai. Chitarre elastiche e fiati danzanti. Tastiere sornione e stop improvvisi in cui lo strumento-voce dardeggia come una fiamma nel buio.


Non si può correre sempre, e anche il Nostro rallenta, recuperando la dimensione della tenerezza su Non passerai, sempre amatissima dal pubblico e illuminata da migliaia di accendini digitali.

Siamo a tre quarti del concerto e se c'è qualcosa di importante da dire è meglio farlo adesso, prima di entrare nel rettilineo finale.
Mentre un testo registrato dall'artista introduce Esseri Umani, il brano più socialmente impegnato della sua produzione, Mengoni appare tranquillamente seduto in poltrona a svariati metri di altezza, al centro di un surreale salotto che presto svanisce per lasciarlo circondato dalle parole che ha scelto. Parole importanti, primordiali, che diventano sempre più grandi fino ad esplodere in una grandine di note.
Il pubblico è compatto nel suo canto e sembrano tornati i tempi in cui le canzoni erano cose dense che  invece di far “passare il tempo” lo inondavano di significato.



Dopo serve la dolcezza di La Neve Prima che Cada per riprendere fiato.

Le sorprese in questo live non danno tregua. Grazie ad un ricordo d'infanzia, di Marco che viaggiava in macchina coi suoi genitori, sul vidiwall si forma l'immagine di un videogioco ormai vintage come Tetris o Super Mario. Mentre il pubblico viene coinvolto attraverso il cellulare a partecipare a questa simpatica epifania, la band ne esegue la musichetta dal vivo. Chicca deliziosa per chi non smette di ascoltare, e divertissement per i brillanti musicisti.

Il sole sta tramontando in questo viaggio molto americano su una fuoriserie tutta italiana. Possiamo fermarci? Certamente no. La notte serve per divertirsi.


Tastiere a go-go, sfondi geometrici che cambiano a ritmo, un frontman biancovestito, un po' David Bowie e un po' David  Byrne quando negli anni '80 tornarono in Europa a dirci che la dance music poteva essere anche molto cool, fashion, insomma: roba da grandi.
Mengoni lo fa con un altro suo hit degli esordi, Stanco, ironico e divertente mentre tra una mossa e l'altra sbuca un assolo di sax.
Sembra che la festa continui con Una Parola e tutti sono pronti a ballare quando il brano viene stravolto da una ritmica sincopatissima e sofisticata in cui fiati e la sezione ritmica creano continui momenti di sospensione e Marco canta il testo in un tempo che è la metà dell'originale.



Ma si deve ballare o ascoltare? Si può fare l'uno e l'altro. A quanto pare siamo in un nuovo territorio che Mengoni ha appena iniziato ad esplorare, una cosa tutta sua che potrebbe chiamarsi “disco jazz”.

A questo punto possiamo fermarci, sembra dire Marco.
Scendere dalla macchina e guardarci negli occhi.
Il musicista guadagna l'estremità della passerella ed è proprio in mezzo al pubblico. Luce semplice. Non serve altro per cantare insieme L'Essenziale.

Un primo bis sempre occhi negli occhi con In Un Giorno Qualunque e poi a briglia sciolta con Io Ti Aspetto, quando grandi e morbidi palloni vengono lanciati sul pubblico. Un saluto festoso , un “arrivederci” gridato con gioia mentre la seconda parte del progetto è già “in forno” e manda un profumo allettante.

Il successo di Marco Mengoni ha un sapore diverso da quello di molti altri artisti italiani degli ultimi decenni. Ha radici in quel “mangianastri di ultima generazione” che cita nel monologo che precede la parte del videogioco. Marco è cresciuto cantando, e quello che si canta in macchina da piccoli, per far passare il tempo e contrastare la nausea, non passerà mai più. Quindi – come ha raccontato in molte occasioni – Mina, i Beatles, Battisti, De Gregori, De André, Gabriella Ferri e molti altri – le canzoni “vere”, che andavano cantate dall'inizio alla fine senza sbagliare una parola e con tutti gli effetti musicali, dal “bom bom bom” di Yesterday al “nainanananana” de I Giardini di Marzo. La melodia con tutte le sue mille interpretazioni, ma anche l'armonia dei cori e delle variazioni.


Frequentando gli stage di jazz da adolescente ha scoperto un mondo nuovo, affascinante, che apriva nuove prospettive. La voce come strumento vero e proprio che non solo poteva veicolare una melodia o fare dei virtuosismi, ma anche creare tessiture, richiamare atmosfere di altri tempi, fondersi col suono di altri strumenti.


C'è voluto del tempo perché la volontà di esplorare tanti e diversi modi di fare musica portasse Marco a cucirsi addosso un concerto su misura.
Coadiuvato da Gianluca Ballarin, col quale Mengoni sembra aver trovato un equilibrio molto produttivo, dal suo gruppo storico (Giovanni Pallotti al basso, Davide Sollazzi alla batteria e Peter Cornacchia alle chitarre) e dagli altri brillanti musicisti, l'artista sta osando portare il pubblico ad apprezzare tipi di musica che sicuramente nei palazzetti non erano mai stati ascoltati, tenendo sempre saldamente nelle sue mani le redini della sua straordinaria bravura.


Stay tuned! 


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